GIORNATA DELLO SPIRITO

“Persone sane, pianeta sano” era il tema  della Giornata dello Spirito svoltasi nei pressi di Elcito il 25 e 26 settembre scorso, ed è anche lo slogan di una petizione che chiede un forte cambiamento delle politiche climatiche ed ambientali per salvare il nostro pianeta. Ciò è in perfetta linea con i valori del nostro movimento che nel proprio DNA ha la difesa del creato.
Dato il tema, la scelta di una località nel cuore della riserva naturale del monte San Vicino, non poteva essere più felice, considerato lo scenario bucolico e idilliaco che fungeva da set al nostro incontro. Eravamo in pochi però, soltanto 30 su 240 censiti del Masci marchigiano.
Forse perché era la prima grande riunione in presenza, forse perché il luogo non era proprio agevole da raggiungere e forse perché ancora serpeggia il timore che dai grandi assembramenti possano derivare pericoli di contagio.
Al mattino suor Lorella, una francescana di Foligno, chiamata a sostituire don Dino Cecconi impegnato nelle cresime a Osimo, ci ha intrattenuto sulla ecologia del territorio e dello spirito, invitando i partecipanti a riflettere sulla necessità del cambiamento, perorato anche da Papa Francesco che ha detto che non possiamo restare sani in un mondo malato…L’arrivo di don Dino all’ora di pranzo ci ha rallegrato, dato lo spirito gioviale e goliardico del sacerdote “A bbelli che famo annamo a magnà?recordateve che Dio ce vole bbene e che è sempre a fianco a noi “.
Dopo l’ottimo pranzo offerto dalla segreteria regionale, che dispone ancora di risorse data la mancanza di attività, abbiamo osservato una pausa per conversare e scambiare opinioni con i nostri amici delle altre Comunità.
Nel pomeriggio, don Dino Cecconi ha celebrato la Santa Messa, arricchita da un’omelia di taglio estemporaneo.
Al termine, foto di gruppo e saluti dal nostro segretario regionale Claudio Ripanti, ottimo regista della manifestazione.

Elcito, piccolo e silenzioso borgo definito “Tibet delle Marche”,
un vero gioiello cinto da mura difensive e raccolto intorno alla chiesa di San Rocco.
Arroccato come nido d’aquila su di uno sperone strapiombante, posto a 824 metri
sul livello del mare.
Spopolato negli ultimi decenni, è rinato come luogo di villeggiatura,
consentendo il recupero di edifici altrimenti destinati alla rovina.