Segretario Regionale Masci Marche

27 gennaio Giorno della Memoria

Tutte le volte che penso o vedo immagini relative a quei tragici eventi o assisto a programmi televisivi organizzati in occasione della “Giornata del Ricordo della Memoria dell’Olocausto” mi ritornano i pensieri, l’emozione del viaggio, le immagini della prima volta che sono andato in Polonia a visitare una cittadina dal nome strano, Oswiecim ma meglio conosciuta con il nome di Auschwitz.

Era una giornata grigia, cielo coperto e una leggera foschia. Ho sempre immaginato così la stessa del giorno in cui arrivò il primo treno…non so perché.

Il fattore psicologico, durante il viaggio di avvicinamento, ha veicolato le emozioni ma una volta attraversato “quel cancello” è come se tutto fosse restato fuori. Nonostante la presenza di altre 30740 persone mi sentivo solo, svuotato di tutto. L’emozione altissima, il cuore alle stelle, un nodo in gola interrompere il respiro, gli occhi gonfi e lucidi hanno rotto gli indugi e il pianto è arrivato da solo; non in forma evidente, era una commozione intima, riservata come se avessi timore di disturbare, la “presenza” di quei morti innocenti. Intorno c’era un “silenzio tombale” … nonostante fossimo più di 60 persone. Una sensazione difficile da poter descrivere: è come se fossi da solo nonostante le tante presenze. Una sensazione di vuoto assoluto, quel silenzio faceva un chiasso assordante, era tremendo, i crampi allo stomaco, è come fossi stato lanciato in un’altra dimensione; quella della sofferenza, del rimorso, della vergogna, del terrore, delle nausee, dei tanti perché… perché tutto ciò è potuto accadere, quale il senso di tutto ciò, sapendo anche, che la strage fu macabramente pianificata a tavolino con tutti i particolari.

Questa giornata non è soltanto una data sul calendario ma è il tempo del silenzio, della responsabilità; è la chiamata profonda alla coscienza. Un tempo di verità: davanti alla storia, davanti agli altri, davanti a noi stessi.

Per noi, cittadini del mondo, credenti, non credenti, scout non scout, ricordare significa assumere consapevolmente il peso della storia, perché ciò che è accaduto non diventi mai un capitolo chiuso, ma una lezione viva. E da quello che si vede anche oggi, purtroppo il capitolo delle stragi insensate è drammaticamente spalancato.

La Shoah rappresenta il punto più drammatico della disumanizzazione, costruito sulla negazione della dignità delle persone. Rappresenta il punto di buio cui può giungere l’umanità quando smette di riconoscere l’altro come fratello, ma fa luce sul volto estremo del male: un male costruito passo dopo passo, reso possibile dall’indifferenza, dall’obbedienza cieca e dalla rinuncia al pensiero critico.

Non fu solo il frutto della crudeltà di pochi, ma il risultato di un lento smarrimento morale, alimentato dall’indifferenza, dal conformismo, dal silenzio di troppi e dei tanti che scelsero di voltarsi dall’altra parte.

Per questo la memoria non è mai neutra: o ci trasforma, o si spegne.

Lo scautismo ci ha educati a “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”. Ma questo impegno non è astratto. Passa dalla vigilanza quotidiana, dal rifiuto di ogni forma di discriminazione, dal coraggio di difendere la dignità di ogni persona, soprattutto quando è fragile, esclusa, ridotta al silenzio.

Ricordare l’Olocausto significa anche riconoscere che la disumanizzazione inizia sempre con parole semplici, con battute tollerate, con l’abitudine a classificare l’altro come diverso, inferiore, estraneo. ome adulti, come cittadini, come educatori, siamo chiamati a essere sentinelle: a leggere i segni del tempo, a non banalizzare l’odio, a non normalizzare l’ingiustizia.

Come scout ed adulti, questa memoria, ci interpella e ci chiede di non dimenticare le vittime, ma anche di interrogarci su noi stessi: su quale posto scegliere di occupare nella storia di oggi.

Perché la memoria è viva solo se diventa azione, e il ricordo è autentico solo se genera impegno.

Nel MASCI, la memoria non è nostalgia, non è ritualità e non mai sterile. È radice che nutre l’impegno, è bussola che orienta le scelte. Ricordare significa scegliere ogni giorno: la fraternità come stile contro l’esclusione, il dialogo come strumento contro la violenza, la responsabilità come metodo contro l’indifferenza, il Servizio come risposta evidente per non restare spettatori, ma tradurre i valori in scelte concrete. Infine, la Comunità, che ci insegna che nessuno si salva da solo e che la responsabilità, l’impegno e la testimonianza sono sempre condivise.

In questo “Ricordo della Memoria”, viene spontaneo ricordare interiormente la nostra Promessa che continua ad accompagnarci in ogni stagione della vita, ci richiama al dovere: “Fare del nostro meglio” oggi significa anche vigilare perché nessuna persona venga ridotta a numero, ad etichetta, a nemico. “Per compiere il mio dovere verso Dio, verso il Paese” ma anche verso gli altri e ciò significa riconoscere e contrastare ogni forma di discriminazione, razzismo, esclusione, anche quando si manifesta in forme sottili e socialmente accettate. La Legge scout ci educa al rispetto, alla lealtà, alla fraternità, ponendo al centro la persona e la sua dignità.

Chiediamo di restare uomini e donne fiduciosi ma vigili, capaci di custodire il passato per illuminare il presente.

Perché solo una memoria viva può generare futuro.

 Buona strada, nel segno di una memoria che rende liberi, responsabili e fedeli.

Maurizio Segretario regionale Marche